di passeggero (agg. e s.m.)
il qui presente dizionario
della lingua italiana dice (saltando
l'1. agg. e non gli esempi suoi [temporali]:
nubi p.; gioie p.; un capriccio p.;
né il: raro nel senso di 'provvisorio')
scrive:
arc. o lett. Viandante, passante:
Dialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere,
titolo di una celebre Operetta del Leopardi;
[Incr. del fr. passager con passeggio]
Fendo
Un’ombra
Di naso
Sul naso
Difendo
Il mio fiuto
Dal fiato
Litigioso
Di luglio
Così per nulla
Così per burla
Mi ormeggio
E difendo
Di stacco
Di stucco
Il passeggero
Vestito bluètte
Il passeggero
Né lui né me, un frutto
di questo caldissimo mondo
di ora, di aria o aria
dal nòcciolo al giunco
cuore, scusandomi
fendo ancora l'ombra
che mi fa ombra al
respiro, in penombra
oh aria coltivo!
La voce brulica in fiato,
voce passeggera
al fiato passeggero,
passeggero moto
passeggero vuoto.
Passeggeri muti
del brulichìo sino al
mare passeggero
estivo, mercuriale.
memorandum me,
mare che in te
sai aspettare, te
difendere, ospitare
farti passeggero in
più versioni o visuali
di te e del meravigliato blu
- ciuffo del partire, ciuffo del tornare,
ciuffi del mio mare, del tuo stesso andare, ritornare
Chissà se, poi
e come, semmai
gli animali
s’immaginano
la morte
coi loro occhi bui
dai loro brividi,
coi denti e le paure
gli sguardi penombrati
(forse sono liberi
da quest’altro
impiccio, forse non
lo hanno, lo fiutano
lo difendono)
forse una protezione
del cuore li distacca
li avviluppa domando
le domande?
Chissà che salti
in alto e tuffi in largo
che vertigini e altri
colori e immaginazioni
chissà che acrobatici
sogni bianchi neri, rossi…
Mi insegno
a non proferire urlo
mentre mi cadono addosso
secchi di notte
mentre mi inchiostro
nera sotto lenzuola
pallide e fremo d’alba
mi insegno
che non si trema e non si piange
neanche al chiuso di una faccia
e non ci si denuda come albero
appena soffia il gelo
di un assolo adulto
mi insegno nascoste acrobazie
d’ascolto, tane e cunicoli
sottopelle mentre l’erudita
superbia dell’ovest mi conta
le ciglia perdute per delicatezza.
Mi insegno a parlare molte lingue
sotto la fitta sassaiola
dei silenzi armati,
mi ingegno a non contare
niente, a declinare gli urli
come verbi senza transito,
ad addormentarmi coperta di neve
contro la porta della ragione
e dell’accordo, e dormendo sfioro
la foglia che ieri sbordando leggera
dalla traiettoria della sua caduta
voleva dire: “Niente.”
- (ài hìar) -
Marilyn è un’ape
Un’ape punta
Da una bellezza
Attribuitale di forza
Dal mondo, quale mondo poi?
Il miele dei capelli dolcifica
I ricordi sono come uomini talvolta
O solo desideri d’altri, e altri hanno
Per Marilyn fatto il gioco-forza
Lei dettame di suo miele altri da lei rubato, assaggiato
Leccato senza il permesso, solo il peccato appresso
Sempre dell’altro sesso. Le api sono tutte di genere femminile?
Il gatto
al ritmo
della strada
tigrato
ha il ritmo
della giungla
un po’ disorientato
da te motorizzato
non è naturale
finire ammazzato
sotto la tua ruota
e lasciare la sua pelle
al grigio selciato
non mimetizzato
mai mimetizzato
il gatto al ritmo
di una giungla
disorganizzata
come questa o
quell’altra città.
Il gatto ha l’anima esiliata
un sintomo di protezione madre,
di rodaggio di dolore,
appello a pelle e lontano,
lontano ch'è l'umano in corso,
in corsa, stanziale com'è
la trasformazione
manuale, il lavoro
l'elettricità,
la calma piombata
in vita che giunge e va
educatamente,
per pietà liminare,
luminare(un gesto
del cuore a parole).
questo è un nucleo
noi siamo le mani,
armi i colori,
gli elettroni i bianchi
i neri.
ciò che non è azzardo
è potere farlo
portando avanti
la differenza
a bande verdi
la primavera
come il disgelo
e nevicare sui suoi
carboni di gelo
come necessità
e continuazione
per fioriture
future
bagnimarìe
cadute dal ramo
e notti estive.
la stagione di un'esperienza
è tutt'altrove,
e la parola è casa,
la lingua pianeta,
tutti gli occhi l'universo,
in un verso solo è l'abbandono do no
Ho appena inserito tra i link, alla voce Javier Heraud, un indirizzo verso "siamo un fiume lento", blog che mi ha fatto scoprire il giovane poeta ribelle dell'America Latina morto per una battaglia personalmente collettiva, qual è un ideale di giustizia sociale, portato come una coccarda al petto, petto che poi non è che impronta dell'intelligenza del cuore. Vado a leggere ... come andare verso il fiume ...
Il gioco in cui ci troviamo
Se mi dessero da scegliere io sceglierei
questa salute di sapere che siamo molto malati
questa felicità di trovarci tanto infelici.
Se mi dessero da scegliere io sceglierei
quest'innocenza di non essere innocente
questa purezza in cui mi trovo impuro.
Se mi dessero da scegliere io sceglierei
questo amore con cui odio
questa speranza che mangia pani disperati.
E' qui che succede, signori,
che mi gioco la morte.
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Abitudini
non è per restare in casa che costruiamo una casa
non è per restare nell'amore che amiamo
e non moriamo per morire
abbiamo sete e
pazienze da animali
io abiterei - tu abiti - lui abitò; lei forse per un po'(egli ella abitudine tangueira vertigine) - noi abiteremo - voi abitavate - essi hanno abitato:
case di strade di città di mondo di una vita - di tante - di siffatto universo
<mancano giorni spicci, foglie gocciole, mancano innumerevoli parole, baci, forbici, gemme>
mettermi ai versi, questi giorni, all'ora del tramonto. oggi per un saluto che va, e ritorni ricambiato, come battito senz'eco, come risposta al fiato, tutto d'un fiato quest'emozione che fa rimanere muto il mondo, è così che non vedo così che non trovo alcuna girevole parola, e così che fa e dà lezione il silenzio, a grande raggio d'echi.
Non implode ma neppur s'esplode - la, di - pace. è solo primavera, la nuova primavera, prima ogni volta su ciascun volto
potesse al mondo la pace rifiorire come un rampicante alle pareti i muri i cuori, che poi si possa potare quel potere a dovere, ma certo di certo, e l'incerto, andrebbe imputato al divino soltanto?
le cose che abbiamo portato a termine hanno sempre un minuto di meno, lunghissimi, eco, dita, profondità d'ascolto. Voce a voce - ci sono mattine già all'ultimo gradino, questo è un tempo che ospita e che ospitiamo? Spesso salire scendere fermarsi inesplicabile equilibrio tradurre avverare virgole come distacchi, no non è possibile eppure è tutto respiro tutto questo impossibile è un lungo folto respiro di grazia che perdono e condanna se scrivo
che c'è chi con occhi di pace l'uomo condanna, questo fa molta paura - ma il cuore ha - a,à, e,è - rampicante, il respiro
solo non lo so che respiro e scrivo (pace di un non lo so, so che non esiste, che civiltà è mai questa che non lo sa, che addirittura lo sa e condanna e conferma e ignora)
non scrivo la sera, non serve che a mente ripeta la colonna dei dubbi che non raggiunge che quella dei sospiri, non scrivo perché non ho fatto il ragioniere e non potevo e non avrei mai potuto cascarci nella storia della partita doppia (a scuola fingevo, scopiazzavo e subito riazzeravo), il dare e l'avere che c'entra se ho solo rubato a me stesso il respiro lo scrivo e raggiungo per un solo istante la primavera
Ma che m’importa ora
del trucco
di stare bene sulla pelle
a non stare nella pelle ho imparato
da quando mi hai steso
la carta del prato
di stelle il parato
del nostro amore, o carato
del cuore
*
precipitando e
un vuoto di pozzanghera
precipitando e
un modo di rivivere
per gioco riflesso
narciso che impara da sé
deciso a lasciarsi raccogliere
a scapito di specchi d’acqua
Tranelli in superficie
Gesta politiche da ridere
Telenovele medianiche,
- ops!, mediatiche - che
vergognativamente goversano
ci dicono (A chi?),
(e chi) il popolo? Dov’è
la brava gente?
Forse solo altrove non vede e non sente.
Questo sentimento interrotto
per causa maggiore
(dall’interesse al potere)
e a chi si dà la mano
(la stretta
il partito
la libertà ri-coniata, moltiplicata (quante ne esisterebbero allora?;
addirittura l’otto per mille al Lusso Amministrato? )
è oro è petrolio
capitale e disastro,
che pena – e non basta non può –
sostenibile?
#)radiovènto#(